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Quando in Sardegna I mufloni erano tanti

Sardegna Mediterranea 6, 3-9. Oliena/Sardegna, Associazione Culturale Sardegna Mediterranea, 10/1999.

 

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Dolores Turchi e Alkis Raftis
Quando in Sardegna i mufloni erano tanti
 

                                                                   
    In un articolo pubblicato in Germania nel 1893 nell'Illustrierte Zeitung, siglato Alb.R., si legge a proposito della caccia ai mufloni in Sardegna:
"L'unica pecora selvatica che ancora risiede in Europa, nelle alture delle montagne della Sardegna e della Corsica, e' il muflone. Si pensa, dice Brehm, che nei tempi passati anche nelle Baleari e in Grecia vi siano state tracce di mufloni, per quest'idea non ha fondamento. Nel sud-ovest della Spagna, che viene detta la patria dei mufloni, non c'e' piu' traccia e forse non ve ne fu mai. E' stato scambiato con lo stambecco.

    Ho fatto una ricerca molto accurata ed ho esaminato raccolte e collezioni di animali e di corna; ho anche interrogato tutti i cacciatori e i montanari, quali grandi conoscitori, ma hanno sempre risposto che oltre allo stambecco non abitava nessuna pecora selvatica o qualcosa di simile nella penisola iberica. Ora i mufloni si trovano ancora in Sardegna e in Corsica, in branchi di 50-100 esemplari, e la' sono conosciuti dai montanari sotto il nome di Muffione, Muffura, Mufla o Muflon. Gli antichi Romani distinguevano i mufloni corsicani dai sardi, che Plinio chiama Mu-smon, mentre i Greci li chiamavano Ophion, e Umbri erano chiamati gli incroci. In tempi lontani, durante la caccia grossa, venivano uccisi dai 400 ai 600 mufloni, mentre oggi, nella caccia effettuata dai borghesi, si riesce a catturarne raramente dai 30 ai 40 esemplari.

    Nei racconti dell'abate Getti, che abitava in Sardegna alla fine del 1700 (a lui dobbiamo le prime precise descrizioni dei mufloni), i mufloni abitavano nelle zone isolate delle montagne dell'isola e soprattutto nelle cime piu' alte. Branchi di queste pecore selvatiche si trovavano nell'Argentiera, nella Nurra, altri nella zona di Iglesias e Teulada. L'origine della stirpe ha luogo e vive tuttora nella zona orientale dell'isola, numerosi sul Lerrone, una montagna vicino a Pattada, oltre a Budduso' e Nuora. Per l'area centrale della loro abitazione pare sia il monte Pradu di Oliena e da lμ si diffonde sopra Fonni e nel Sarrabus. La lunghezza dei mufloni e' di un metro e 25 cm, l'altezza al collo (garrese)  di 70 erri e il peso puo' variare da 40 a 50 kg. Le corna del maschio possono arrivare ad una lunghezza di circa 65 cm e pesano da 4 a 6 kg. La femmina, percettibilmente molto piu' piccola, ne e' sprovvista o ha raramente corna corte, massimo di 5-6 cm. Il colore dei mufloni ι un rosso simile a quello della volpe, sul dorso e' d'un bruno piu' scuro e la testa e' grigio perla. La femmina ha dappertutto un colore leggermente piu' chiaro. L'alba sosta ancora nel paese montuoso. Due cacciatori indigeni, con i loro variopinti costumi, hanno scalato una ripida parete e davanti a loro appare una grande valle, l'abituale rifugio d'un grosso branco di mufloni. Qui sostano e aspettano che spunti il giorno. Finalmente a oriente l'orizzonte si tinge d'un giallo pallido. Vapori di nebbia si ergono nella valle e si arrampicano come brandelli dilaniati sulla parete. Ora tutto e' chiaro, diventa giorno e si muove qualcosa anche nella valle; piano piano, in salita, vediamo il branco. Si avvicina ancora qualche ritardatario e, con prudenza, poggiando il grosso fucile sopra una roccia, uno dei sardi si prepara a sparare. Lo sparo rulla tuonando e amplifica l'eco centinaia di volte e tutto il branco, infuriato, fug-ge verso il monte. Un maschio colpito si scansa da un lato e un secondo colpo dμ fucile lo fa accasciare, per subito si rialza sugli zoccoli e segue, benche' piu' lentamente, il branco che fugge all'impazzata. Cautamente scendono i cacciatori e piano avanzano sulla traccia dell'animale ferito.
    Per la grande tenacia di questa pecora selvatica vale fra i cacciatori il detto che un animale non puo' morire prima che sia stata versata l'ultima goccia del suo sudore. La ricerca e' molto lunga prima che il cacciatore possa impossessarsi della sua preda e capita talvolta che non riesca neppure a trovarla, se l'animale ha ancora la forza di salire tanto in alto, dove il piede umano non puo' raggiungerlo. In questo caso, quando muore, diventa facile preda di aquile e avvoltoi.

 

Traduzione dal tedesco di Anna Heidorn

    L'articolo, o meglio l'elzeviro, é assai interessante, perchι prospetta la situazione dei mufloni in Sardegna alla fine del secolo scorso. Erano ancora tanti e si cacciavano in modo indiscriminato. Per questo molti cacciatori accorrevano dai paesi d'oltremare per prendere parte a questa "emozionante caccia" che ha avuto il merito di sterminare, entro la prima meta' di questo secolo, i pochi mufloni ancora superstiti. Tant'e' che per ripopolare la Sardegna di questi animali ci si e' dovuti rivolgere alla Corsica, che aveva saputo preservare la specie con piu' avvedutezza. Trasportati dall'isola vicina, i mufloni hanno trovato un habitat naturale assai idoneo. Oggi la caccia e' rigorosamente vietata e a poco a poco stanno ripopolando la Sardegna. L'articolista afferma che un secolo fa questi animali erano ancora abbondanti, anche se durante la caccia grossa si riusciva ad abbatterne dai 40 ai 50 esemplari per volta, piu' per la difficolta' dell'ambiente, visto che si rifugiavano nei luoghi piu' impervi delle montagne, che per eventuali limiti imposti dalle autorita'. Nei secoli precedenti invece, come afferma l'abate Francesco Getti, che scrive nel 1774, di mufloni se ne abbattevano dai 400 ai 600 esemplari per volta.
    
    L'informazione da una chiara idea di quanto questi animali fossero numerosi nell'isola. Nel suo libro "1 quadrupedi di Sardegna"1 il Getti, che dimoro' a lungo nell'isola, ed ebbe quindi modo di osservare i mufloni, offre delle importanti informazioni. Innanzi tutto sfata la credenza che questi animali vivessero anche in altre parti d'Europa, come la Grecia, la Spagna, ecc, poi si sofferma a descriverne minuziosamente l'aspetto, per distinguerlo da altri animali che hanno o potrebbero avere caratteristiche simili: "L'Ofio, in qualitu' di cervo, non esiste in Sardegna, scrive il Getti, ne' credo vi sia stato mai, benchι Plinio lo creda distrutto. Gli scrittori greci ricordarono un ofio; dissero essere un animale speciale della Sardegna, e lo paragonarono al cervo; Plinio, o perchι non lo trovasse tra i cervi, o perchι non conoscesse bene i quadrupedi sardi, lo giudica perito2. Ma parmi verissima l'opinione che l'ofio altro non sia se non il mufloni"3. Per rendere piu' verosimile la sua opinione, il Getti fa notare alcune sorniglianze tra cervo e muflonι, sia nel pelo che nella dentatura, per cui in antico poterono facilmente essere confusi. Se l'ofio non fu scambiato col mufloni, se ne deve dedurre che e' scomparso, argomenta il Getti, giacchι oggigiorno quest'animale non si conosce. Il Getti tenta anche una prova linguistica sul nome di questi due anima-li: "... da muflon a ofio e' poca la discrepanza, certo non piu' che da muflon a mu-simon; eppure il musimon degli antichi e' il muflon presente; anzi da molti oggi pure dicesi non muflon, ma mufion; di modo che l'appellazione da mufion a ofion non si differenzia se non della semplice lettera iniziale m, che nel-l'un si mette, nell'altro si tace; pare evidente non indichino tali appellazioni se non un animale medesimo. Non e' pertanto perduto l'ofio, come penso' Pli-nio, ma neppure esiste fra i cervi, come fanno intendere i Greci"4. La scarsa conoscenza del muflonι da parte dei non sardi ha certamente contribuito alle descrizioni inesatte sul conto di questo animale. Le sue corna non sono piene nι decidue come quelle del cervo, ma simili a quelle del montone, benchι piu' regolari e di maggior mole. La femmina non ha corna e il suo corpo e' leggermente piu' grande di quello della pecora.
Il muflonι ha lo stesso modo di belare del montone, "cio' sapendo, scrive il Getti, i cacciatori s'appiattano tra le macchie, e belando come le pecore, traggono l'innocente mufloncino nelle loro imboscate. Il palato, giudice dei piu' fini alimenti, trova un mangiare quasi identico nella carne del muflonι e in quella del montone... Il latte pure della muflona si dice essere migliore di quello della capra e denso quanto quello della pecora... Spogliato il corpo del muflonι delle parti molli, rimane uno scheletro di montone, a riserva dell'ossatura della coda"5.
II muflone e' un animale assai timido e si spaventa ad ogni rumore; questo rende la sua caccia difficilissima. E' rapido nella fuga ma poco resistente. Nel terreno pianeggiante si raggiunge facilmente, percio' si tiene quasi sempre tra i dirupi. Vivono aggregati in grossi gruppi e il piu' vecchio e' sempre il capo.E' facile addomesticarli, percio' varie persone li tengono in casa, trovandoli infinitamente piu' graziosi e vivaci dei montoni. Si adattano facilmente a seguire il cavallo e l'uomo, conoscono la casa del padrone e vanno e vengono. Gli animali nati dall'accoppiamento del muflonι con la pecora vengono chiamati umbri. Pare anche che questi umbri siano a loro volta fecondi. Il Getti scrive di averlo verificato nel villaggio di Atzara: "Un muflonι coprμ una pecora e ne nacque l'umbro; l'umbro ricoprμ da capo la pecora ed un secondo umbro ne nacque". Ma il Getti non e' sicuro della continuita' della fecondazione perche' scrive: "... non basta la fecondita' dell'umbro accoppiato con la pecora, e si richiede accoppiamento fecondo di umbro con umbro". Solo cosμ si puo' verificare se la fecondita' continua. Il Getti confessa di non essere a conoscenza di esperienze del genere e pertanto non puo' affermare se vi e' identita' di specie tra il muflonι e la pecora. Elementi che potrebbero deporre a favore dell'identita' potrebbero essere, sempre secondo il Getti, la voce analoga, la grande somiglianza del capo, per non dire del corpo. "Aggiungasi ancora il giudizio degli animali medesimi; paionoaccordarsi ambedue a dire che sono un sangue istesso, che malgrado i cambiamenti sanno ravvisare gli uni negli altri la comune origine; il muflonι sembra dire che esso e' una pecora, e la pecora scambievolmente sembra dire che essa e' un muflonι... Talora il muflonι si spicca dalla montagna e viene spontaneamente a incorporarsi fra le pecore e a menare vita insieme; scambievolmente l'agnel della pecora, tolto dalla madre, se scopre una mu-flona, gridando e correndo disperatamente la perseguita per poppare; sembra chiederle, di giustizia, che perduta la madre, essa per ragion di sangue succeda nel carico di allevarlo".
Tuttavia il Getti, nonostante queste considerazioni, non si sente di definire con certezza il muflonι una pecora selvatica, anche perchι, secondo alcuni antichi autori, esistevano pecore se]vatiche coperte di lana il cui colore non era il color rosso selvatico. Secondo lui infatti le pecore selvatiche che esistevano in Frigia al tempo di Varrone erano lanute, visto che quest'autore le chiama 'pecore lanute'; cosμ come ritiene che non dovessero essere di color rosso selvatico i montoni selvaggi che dall'Africa furono portati a Cadice per gli spettacoli, se Marco Columella, colpito dal loro colore, li accosto' alle pecore domestiche6. Nell'esamμnare i pro' e i contro per stabilire se il muflonι e' una pecora selvatica, il Getti conclude: "La miglior via a chiarire la questione sarebbe l'esperienza: converrebbe abbandonare un branco di pecore alla vita e luoghi silvestri, oppure trarre mufloni a vita domestica; se l'una specie nacque dall'altra, l'una nell'altra di necessita' ritornerebbe. e' incerto dentro qual tempo la rivoluzione si opererebbe, forse non sarebbe sμ tosto, percio' non si tenta"7. Dopo aver disquisito a lungo, il Getti indica i luoghi dove i mufloni si trovavano ai suoi tempi: "...il centro sembra il monte Pradu, sopra Oliena, di la' si sono propagati ancora per Fonni insino al Sarrabus. Non sono pertanto comuni a tutto il regno, ed ivi medesimo, ove sono, non sono facili a cacciare, per cagion dei dirupi e del loro avvedimento. Se la fortuna aiuta, il macello puo' andare infino ad un centinaio, ma la fortuna e' rara". Queste considerazioni il Getti le traeva dalla sua esperienza personale; mette percio' in dubbio, e giustamente, le affermazioni di qualche geografo11 che attribuiva l'aria malsana della Sardegna alla grande quantita' di carcasse di muflonι che ricoprivano il territorio. Era a suo avviso impossibile consumare tutti quelli che si ammazzavano, tanto era grande il numero, percio' le carcasse andavano in putrefazione e i miasmi infettivi si spandevano sopra novemila miglia quadrate. Non commentiamo simili assurdita'! Ma da dove provenivano i mufloni? Il Getti scrive: "Non v'e' in Italia cio' che v'e' in Sardegna, nι in Sardegna v'e' quel d'Italia. Il muflonι in questo confronto e' il pezzo piu' eminente; or l'Italia l'ignora del tutto, nι v'e' memoria che vi sia stato mai'"5. Questa particolarita', aggiungiamo noi, l'avevano gia' notata i Romani. Silio Italico scriveva a proposito dell'antichissima terra di Sardegna: "Serpentum tellus pura, ac viduata venenis..."10, e Isidoro gli faceva eco: "In ea neque serpens gignitur, neque lupus..."11, cose che d'altronde mostrano di sapere anche Sallustio e Pausania12. Ma torniamo al Getti: "II muflonι, mentre non e' in Italia, nι in Francia, nι in Spagna, nι in Africa, e' nel Levante. Vi si trova come in sua sede propria sμ fattamente, che Brissonio Io chiama Capra orientalis^; nι senza ragione... Cipro e' uno dei luoghi ove il muflone si trova, secondo la relazione di Dapper"; e si trovava pure in Grecia, ove il vide e descrisse Pier Belone15. Questo solo animale pertanto basta a porre nei quadrupedi sardi un gran carattere orientale... Il sistema adunque dei quadrupedi sardi e' molto orientale, molto greco. Si puo' pertanto con molta ragione avanzare che i quadrupedi vennero in Sardegna da quella parte. Non poterono venire se non in conseguenza della venuta degli uomini; da quella banda pertanto, dal Levante, dalla Grecia venne la gente a popolare la Sardegna... Se cio' fu, saranno pure venuti costumi orientali, li quali, nonostante il tempo e i commerci, si saranno forse conservati, almeno parzialmente... Non conviene cercare nelle citta', sedi d'incostanza, ma nei soggiorni campestri, meno splendidi e piu' sodi. TI costume vi e' orientale e greco si fittamente, che abbraccia ogni specie di costume; costume di vestire, costume di vitto, costume di decenza, costume di lavoro,, costume di feste"16. Il Getti elenca una lunga serie di usanze sarde simili a quelle della Grecia micenea e di altri popoli orientali. "Mille volte, veggendo l'ospitalita' e i costumi delle campagne sarde mi venne in capo Omero...". Quanto questi costumi fossero evidenti nel XVIII secolo per coloro che soggiornavano a lungo nell'isola, lo possiamo constatare non solo da quanto scrive il Getti, ma anche dalle testimonianze dei numerosi visitatori che ad essa approdavano. Ricordiamo per tutti Antonio Bresciani17. Oggi abbiamo sistemi diversi per indagare su queste origini greco-orientali. C'e' l'archeologia. I cocci micenei si trovano abbondantemente un po' dovunque, addirittura anche negli strati di fondazione di qualche nuraghe e se andiamo piu' indietro nel tempo incontriamo parecchie statuine cruciformi, di tipo egeo-ci ci adico, e ancora piu' indietro le statuine steatopigie simili a quelle che si trovano nell'Anatolia.

Un'ulteriore conferma alle ipotesi avanzate dal Getti oltre due secoli orsono possiamo oggi averla con strumenti piu' scientifici, attraverso lo studio del DNA dei Sardi. Secondo le piu' recenti ricerche fatte attraverso l'esame del DNA, sembra che i Sardi si differenzino dalle popolazioni circostanti per accostarsi soprattutto a quelle orientali. In Cavalli Sforza, Menozzi e Piazza si legge: "In base ai dati da noi usati, relativi a un numero maggiore di geni, le distanze (xlOOOO; con gli errori standard associati) dei Sardi dalle popolazioni di maggiore rilievo sono: Greci                            190+/-30
Italiani                         221+/-54
Baschi                          261+/-68
Libanesi                       340+/-66
Africani settentrionali 732 +/- 168 Dalla grandezza degli errori standard si deduce che soltanto i nordafricani non hanno contribuito in modo rilevante al pool genico sardo, mentre l'Italia e la Grecia sono state probabilmente i luoghi d'origine dei primi occupanti del Neolitico. Gli uomini neolitici provenivano a loro volta dal Medio Oriente e dalla Turchia, ma probabilmente durante il passaggio attraverso la Grecia e l'Italia meridionale il loro genotipo fu diluito dal flusso genico delle popolazioni mesolitiche locali"13. Per concludere con la storia del muflonι da cui siamo partiti, possiamo affermare che l'unico posto, oltre alla Sardegna e alla Corsica, ove e' possibile trovare oggi l'ovis orientalis, una specie molto simile al muflonι, sono le regioni del Caucaso, dell'Armenia e della Persia, dove e' conosciuto col nome di muflonι dell'Asia Minore.


1) E GETTI, I quadrupedi di Sardegna, Sassari 1774.
2) Invenio apud auctores graecos animai cervo minus, et pilo demum ac dente simile, quod ophion v oca tur; Sardinμam eum tantum ferre solitam; hoc interiisse arbitrar (lib. XXVIII, cap. IX).
3)F.CETTI, op. dt.
4) F. GETTI, ibidem.
5) K GETTI, ibidem.
6) Cfr. L. COLUMELLA, De re rustica, lib. VII, cap. IL
7) F. GETTI, op. dt.
8) PORCA CCHI, Delle isole piu' famose del mondo, citato dal Getti nella sua opera.
9) F. GETTI, op. dt.
10) SILIO ITALICO, XII, 370.
11) ISIDORO, 40.
12) PAUSANIA, X, 17. Per tali notizie vedi E. Pais, Sardegna preromana, Roma 1909.
13) BRISSONTO, Regnum animale, citato dal Getti.
14) DAPPER, Description des iles de l'Arckipel, citato dal Getti.
15) IN BUFFONE, Dιgιnιraiμon des anμmaux.
16)  KGKTIΜ, op. at.
17) A. BRESCIANI, Dei costumi dell'isola di Sardegna comparali con gli antichissimi popoli orientali, Napoli 1850.
18) CAVALLI-SFORZA - MENOZZI - PIAZZA, Storia e geografia dei geni umani, Adelphi, Milano 1997.

 

 

 

 

 

 

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