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La primogenita nella danza a Scarpanto,
Sardegna Mediterranea 4, 21-27. Oliena/Sardegna, Associazione Culturale Sardegna Mediterranea, 10/1998.
di Alkis Raftis

 

   II presente articolo e' il resoconto di un'inchiesta, fatta nel 1987, che ha per oggetto "la danza tradizionale nell'isola greca di Scarpanto". Lo studio si basa su una rilevante serie di interviste rilasciate da un campione di persone, prevalentemente anziane, che non erano chiamate a rispondere a domande mirate. Tale serie e' completata dalla ri­cerca bibliografica, dall'osservazione diretta, dalla comparazione con le isole vicine e dai filmati. I dati raccolti sono classificati e analizzati per villaggio, per epoca, in base all'occasione della danza (matrimonio, battesimo, festa patronale...), alla fascia d'eta', al sesso, all'occupazione... Il periodo di riferimento e' quello tra gli anni '30 e '50, prima delle distorsioni dovute ai contatti'con il mondo esterno.

   L'obiettivo e' quello di enucleare delle conclusioni concernenti da un lato la ripartizio­ne geografica, cronologica e demografica delle consuetudini della danza, dall'altro (cio' che io considero piu' importante) di illustrare i rapporti che esistono tra danza e societa'. Un libro e' in corso di preparazione mentre un disco e' gia' stato pubblicato. Negli studi abituali rientranti nel dominio della danza, il contenuto motorio e' il sog­getto che occupa il primo, e troppo spesso il solo posto. In questo progetto, invece, l'ac­cento e' posto sugli aspetti sociali, sullo spazio che la danza occupa nella vita del grup­po sociale, sui valori che le si ricollegano, sulla parola che avvolge e penetra la danza. Mi limitero' qui ad un tentativo, peraltro abbastanza audace: mettere in relazione due sistemi di natura molto diversa. Da una parte il rituale della danza, dall'altra la strati­ficazione sociale e il sistema di trasmissione dei beni per mezzo della dote. Delle circa cento isole greche abitate, Scarpanto e' una delle piu' lontane, situata com'e' tra Creta e Rodi. Essa e' anche uno dei luoghi nei quali la vita tradizionale e' stata me­glio conservata fino ad un'epoca recente; e questo per varie ragioni: la lontananza dal­le rotte marittime e la presenza di scarse risorse naturali e di pochi siti che potrebbero prestarsi allo sviluppo turistico.

   C'e' un altro fattore perimenti importante: Scarpanto e' rientrata a far parte della Grecia solo nel 1948. In seguito, la politica di livellamento culturale imposta dalla capitale al­le province riusci' ad appiattire rapidamente le specificita' locali. Recentemente, la co­struzione di un aeroporto e l'apertura di strade verso i villaggi piu' isolati annunciano l'invasione turistica che si prepara.

   Questo e' il motivo per il quale questo studio ha anche il carattere di uno "scavo di sal­vataggio", per usare il termine di cui si servono gli archeologi quando intervengono su un terreno destinato all'edificazione, per portare rapidamente in salvo le vestigia nei sotterranei dei musei.

Il sistema sociale

   Inizieremo a parlare del sistema sociale per poi passare a quello della danza, per vedere in che mo­do il secondo riflette il primo. Le danze del villaggio sono la messa in scena della vita di esso. Scarpanto era ritenuta un'isola pro­spera nell'antichita', ma a partire dall'epoca storica e' decaduta. 11 suo suolo roccioso e' arido, la posizione geografica isolata, gli incendi e i movimenti sismici, gli invasori e i pirati non potevano permettere una durevole ripresa. Il carattere auste­ro del paesaggio ha segnato gli abi­tanti. Una piccola societa' chiusa, che e' riprodotta nei luoghi d'irnmigrazione, che non permette che si parli di sι, salvo quando i giornali­sti televisivi vogliono mostrare le scene dell'antica Grecia scomparsa. L'isola ha una forma stretta e allungata, sulla quale sono ripartiti i dieci villaggi. Il villaggio principa­le, dove si trovano il porto, l'aerodromo e i servizi amministrativi, e' situato nell'estremita' meridionale. Dal momento che le strade sono state tracciate recentemente, i villaggi sono sempre vissuti in un relativo isolamento. Cosi', oggi, piu' si avanza verso nord, piu' i villaggi hanno conservato i co­stumi antichi, fino ad Elympos, il villaggio piu' isolato che e' la fortezza delle tradizioni. Una particolarita' che colpisce tra le consuetudini e' il sistema dotale. E' un sistema ab­bastanza elaborato del quale tracciamo ora le linee principali.

   In occasione del suo matrimonio, la figlia primogenita riceve in dote tutto il patrimonio materno. Le sue sorelle sono costrette a lavorare per lei e a vivere nella sua casa fino al lo­ro matrimonio. I suoi genitori avranno fatto precedentemente costruire una casa per lei, o, se non hanno mezzi sufficienti, si ritireranno a vivere altrove lasciandole la propria ca­sa, affinche' lei viva con suo marito. Cosi' una figlia cadetta non riceve alcuna dote, a meno che non porti il nome di una zia che non ha figli. Portare il nome di qualcuno del­la famiglia significa esserne il continuatore spirituale, dunque anche l'erede materiale. Il patrimonio che la figlia primogenita riceve, consiste generalmente in una casa arreda­ta, campi di grano e bestie da soma, oltre che di denaro liquido, sotto forma di monete d'oro. Quest'oro, che rappresenta i rispanni delle precedenti generazioni, la figlia primo­genita lo porta al collo come un ornamento, durante le danze e in chiesa. Non permettera' mai che sia venduta una di queste monete d'oro; al contrario, cerchera' di aggiungervi del­le altre monete prima di donare la collana alla propria figlia primogenita. Analogamente, il figlio primogenito riceve il patrimonio paterno, con la differenza che non ha l'obbligo di fornire la casa coniugale.

   Dopo il matrimonio, e' il responsabile del­la gestione di tutti i beni della famiglia, e, in caso di grosse difficolta', sara' costretto a vendere i propri beni per far fronte alle necessita'. Nel caso di un figlio unico, la madre non gli trasmettera' la propria dote ma la conservera' aspettando di farne dono diretta­mente a quella delle sue nipoti che portera' il suo nome.

   In tal modo i beni si trasmettono seguendo le due linee paterna e materna, essendo que­st'ultima la piu' importante perchι i beni materni non possono che crescere da una ge­nerazione all'altra. E un sistema che impone da un lato la concentrazione dei beni e dal­l'altro la loro immobilizzazione in mano alle donne. Questo e' ancor piu' sorprendente se si pensa che il sistema legale stabilito in Grecia, prevede la ripartizione equa tra tut­ti i figli, portando ad un frazionamento dei terreni in parti prive di valore. Il diritto con­suetudinario di Scarpanto tende invece al mantenimento di poche "grandi tenute" a li­vello di villaggio, detenute da un piccolo numero di donne. Questo fenomeno non tro­va analogie nel resto della Grecia.

   Secondo alcuni studiosi, ci troviamo di fronte alle vestigia di una societa' matriarcale che e' sopravvissuta fino ai nostri giorni. Questa tesi e' stata rafforzata dagli studi lin­guistici che hanno mostrato come il dialetto locale e' quello piu' vicino a quello dell'et­nia che ha preceduto gli Achei del periodo classico. In tutti i casi e' difficile per la ricer­ca storica andare piu' lontano, vista la mancanza di documenti sulla societa' dell'isola prima del ventesimo secolo. Aggiungiamo anche che la musica e' monofonica, di tipo pre-bizantino, nonostante le influenze del canto bizantino praticato in chiesa.

   Abbiamo anche scoperto le tracce di una forma di polifonia arcaica. Passiamo ora alla festa e alla danza.

Il sistema della danza

   La festa a Scarpanto, che sia occasionata da un matrimonio, da un battesimo o dalla ri­correnza della festa patronale, non e' radicalmente diversa nel suo svolgimento dalle fe­ste che avvengono altrove in Grecia. Ogni piccola regione del Paese ha le sue specificita' che sono importanti, ma nel fondo si trova sempre una trama comune. Chiunque sia spettatore di una festa a Scarpanto e' colpito dapprima dalla solennita' della scenogra­fia, poi dalla durata della danza.

   I partecipanti non hanno un aspetto particolarmente gaio; a tratti si potrebbe pensare di assistere ad una messa. Non si trovano le esclamazioni chiassose dei montanari del continente, ne' colpi di fucile in aria dei Cretesi. Le donne e i bambini, raggnippati da un lato della piazza, assistono in silenzio. Gli uomini, seduti attorno ad un gran tavo­lo, cantano a turno.

   Attorno a loro, radenti i muri, i danzatori. Lo sguardo vagante, si tengono stretti per i gomiti in un cerchio aperto che avanza lentamente e che non si sciogliera' fino alla fine della festa, ore o giorni piu' tardi. Il corpo sta in posizione eretta ma i piedi si muovono senza posa su un ritmo veloce e sincopato. Il passo e' sempre Io stesso, ripetuto quasi sul posto con flessioni sulle punte dei piedi e sulle ginocchia. La danza e' di difficile ese­cuzione per chi non e' un abitante del villaggio, a causa di quest'oscillazione irregolare che rutto il cerchio esegue coin un tutt'uno.

   Se accade che un danzatore sia stanco dopo una o piu' ore di danza continua, va sem­plicemente a sedersi, allo stesso modo in qualunque momento un danzatore o una dan­zatrice puo' entrare nel cerchio.

   Sono gli uomini ad iniziare la danza. All'inizio della festa essi cantano dei vec­chi canti attorno a un tavo­lo. Gli strumenti che li ac­compagnano sono la "lyra", (un violino arcaico a tre corde), la "tsambouna" (una cornamusa senza bordone) e il liuto. I musi­cisti si alternano senza in­terrompere la melodia. Dopo i canti coloro che si trovano intorno alla tavola passano a cantare versi im­provvisati: ciascuno a tur­no compone, con una faci­lita' incredibile, delle strofe ispirate dall'occasione. Spesso tra gli uomini si realizzano in tal modo in­tere conversazioni in rima. Poi, ad un certo punto, al­cuni uomini si alzano e formano un piccolo cerchio, t, 1 inizio della danza, molto lenta, quasi un calpestio sul posto che si chiama "kato" (la "bassa" danza). Successivamente le giovani donne, una dopo l'al­tra, si uniscono al cerchio. Ciascuna di esse si pone alla destra dell'uomo che ha scelto co­me cavaliere. Piu' di una danzatrice puo' scegliere lo stesso uomo, sono spesso cinque o pip' ad allinearsi alla sua destra, ma solo la prima e' la dama in senso proprio. Cosμ un danza­tore e le sue danzatrici costituiscono, per gli abitanti del villaggio, una "parte del cerchio". Quando il cerchio aperto e' completo, ciascuno dei danzatori canta a turno versi improv­visati di lode alla propria dama.

   Successivamente il tempo diventa rapido, e' la danza che essi chiamano "Pano" ("alta" danza). E' questa la danza che si svolge per quasi tutta la fe­sta; quando gli abitanti di Scarpanto parlano di danza, e' a questa che pensano. Il cerchio avanza lentamente verso destra e il ruolo di colui che conduce e' sempre oc­cupato da un uomo. Egli e' il solo ad avere le sue dame alla propria sinistra e il solo au­torizzato a realizzare delle figure.

   Queste figure non sono i salti impressionanti nι il battere dei piedi per terra che si osservano nelle regioni greche. Sono piuttosto delle va­riazioni discrete e lievi sul ritmo, che richiedono una grande sensibilita' e una padro­nanza perfetta dello stile locale.

   Allorchι l'uomo che conduce ha pienamente mostrato le proprie capacita', l'ultimo uo­mo della catena si stacca con le sue danzatrici e va ad occupare il primo posto. Le dan­zatrici si sono intanto disposte alla sua sinistra, in tal modo diventano le dame del dan­zatore vicino poichι quest'ultimo se le ritrova ora alla propria destra. In questo modo, tutti gli uomini si scambiano il ruolo di conducente e ogni donna al termine avra' dan­zato al fianco di ciascuno degli uomini.

   Se un danzatore si assenta per bere qualcosa o rumare una sigaretta, la catena si ri­chiude alle sue spalle, ma il suo posto resta vacante fino al suo ritorno. Allo stesso mo­do, una danzatrice puς allontanarsi per un tempo anche lungo, ma sarebbe giudicato negativamente il suo reingresso in un posto diverso da quello da lei precedentemente occupato nella catena.

   Ho presentato gli elementi di base di un sistema molto elaborato. La descrizione di tut­te le regole richiederebbe molte pagine. Tutte queste regole sono implicite, gli abitanti del villaggio incontrano una gran difficolta' a formularle in colloqui.

   Ciononostante es­se non sono per questo meno rigorose; qualunque infrazione scatena delle reazioni, che variano secondo la situazione.

   Cosi', dopo aver formulato le regole che governano la danza, l'obiettivo dello studio e' di trovare la ragion d'essere di ciascuna di queste, l'importanza relativa, le sanzioni alle qua­li la sua infrazione da luogo, il metodo di memorizzazione e di trasmissione, in una pa­rola il suo funzionamento nella vita del villaggio.

   In una societa' tradizionale, la parola e' il veicolo privilegiato, cosμ la parola della danza da al ricercatore una ricchezza di elementi complementari al contenuto motorio.

I rapporti tra i due sistemi

   Vediamo adesso come i racconti degli abitanti rivelano i rapporti esistenti tra il sistema dotale e quello della danza. Questo naturalmente attraverso l'analisi dei due sistemi al­lo stato puro.

1) Le due vie di trasmissione del patrimonio (dalla madre alla figlia primogenita e dal pa­dre al figlio primogenito), fanno si che nel villaggio ci siano beni che appartengono sem­pre agli uomini e quelli che restano sempre in mano alle donne. In modo analogo gli uo­mini e le donne si recano separatamente nel luogo in cui sμ svolge la danza. E' raro che un'intera famiglia vada in gruppo ad una festa patronale o di nozze. La madre vi si reca con la figlia primogenita, le altre restano a casa finchι la prima non si e' sposata. D'altron­de sia la madre che la figlia possono recarsi in anticipo per assistere alle diverse fasi di pre­parazione. Il padre magari prima passa al bar per incontrare gli altri padri; essi atten­dono che un ragazzetto venga a chiamarli quando tutto sara' pronto. Gli uomini giovani, piu' attivi, andranno alla festa a piccoli gruppi, poi si allontaneranno e vi faranno ritorno a piu' riprese. Nel corso di tutta la festa, come spesso d'altronde nella vita del villaggio, i di­versi gruppi d'eta' e di stato interagiscono, come un coro della drammaturgia antica.

2) Lo stato sociale e' messo particolarmente in evidenza dal costume. TI costume tradi­zionale, a differenza di quello moderno, illustra tutta la storia personale dell'individuo. Sin dal primo sguardo si puo' sapere se ci si trova davanti ad una giovane donna o ad una donna sposata, vedova, moglie di un contadino o di un pastore, in lutto, ...etc. Av­vicinandosi, si puo' distinguere la qualita' dei ricami, la scelta dei colori, il velluto im­portato da un fratello marinaio. Si possono distinguere ancora i mille dettagli dell'abi­to, dai quali si possono immaginare tante ore dedicate alla vestizione e numerosi anni impiegati per la realizzazione. Il costume maschile e' meno elaborato ma comunque ric­co di informazioni. Inoltre un buon raccolto o la vendita di alcuni montoni e' tradita da un maggior numero di monete gettate ai musicisti o da una nuova moneta d'oro nella collana della figlia. Questa collana, che si compone di monete d'oro che coprono tal­volta il busto fino alla vita, produce durante questa danza saltata un tintinnio continuo che non cessa di ricordare a tutti lo stato di figlia primogenita, ma anche di dare un'i-dea della ricchezza della sua famiglia. Questo spie­ga anche il fatto che la pri­mogenita non abbia un posto privilegiato nella danza; una volta che si trovi nel cerchio, ella ha diritto agli stessi sguardi delle altre donne.

3) Quando, al principio della danza, ciascun dan­zatore improvvisa a turno dei versi cantando le lodi della danzatrice che sta al­la sua destra, tutti tendo­no l'orecchio, I danzatori ripetono questi versi in coro. Cio' che non si vede nι si sente e' che nei giorni seguenti la madre della giovane donna invia un dolce, che essa stessa ha preparato, al danzatore che con i suoi distici ha elevato la ugna nena considerazione uei villaggio.

4) Le donne sposate entrano di rado nel cerchio quando le giovani donne danzano. Se spo­sate di recente, vi fanno ingresso a richiesta del marito o di un fratello. Ma piu' gli anni pas­sano, piu' sono reticenti agli inviti. Esse ritengono che la priorita' spetti alle piu' giovani che debbono divertirsi finchι possono e contemporaneamente mostrarsi per trovare marito. In seguito, quando hanno una figlia in eta' da marito, non danzano se non in circostanze ec­cezionali. Gli uomini, al contrario, dopo il matrimonio partecipano alle danze quasi allo stesso modo di prima. Soltanto a causa dell'eta' restano meno tempo nel cerchio. Ci sono uomini che sono poco attratti dalla danza e altri che danzano molto durante tutta la loro vita, mentre le donne danzano moltissimo prima del matrimonio ma raramente dopo.

5) La separazione operata nel dominio della proprieta' si riflette ancora una volta sul cerchio della danza nei ruoli assegnati a ciascuno dei due sessi. Nessun posto e' inter­cambiabile. Ad esempio, nessuna donna accetterebbe di occupare il primo posto nι l'ul­timo. Ancora, e' la giovane donna che al suo ingresso nel cerchio sceglie il proprio part­ner. Ciς che spetta all'uomo non spetta alla donna e viceversa. Eccezionalmente un uo­mo puς invitare una donna molto vicina ed entrare nella danza con lei; altrimenti, una volta che ci si trovi nel cerchio sono le donne a scegliere,

6) Ma cio' che non si riesce a vedere in una scena della danza tradizionale e' molto piu' im­portante di cio' che si vede. Prendiamo l'esempio della madre che accompagna la propria figlia alle danze e cerchiamo di tracciarne i percorsi mentali cosi' come si rivelano nel cor­so delle conversazioni. Da principio essa e' seduta insieme alle altre donne, la figlia al suo fianco. La prima cosa che essa cerca e' una "parte di cerchio" che si convenga alla figliola. In effetti non puo' mandare la ragazza dovunque, il posto scelto e' di capitale impor­tanza. E' necessario valorizzare la fanciulla al massimo, limitando i rischi di cadere nel ri­dicolo o di essere rifiutata. Per questo motivo bisogna tenere conto di numerosi criteri:

- E' meglio trovarsi al fianco di buoni danzatori, altrimenti ci si stanca rapidamente e si fa una cattiva figura.

- Non bisogna trovarsi nella "parte" di un uomo che rischia di provocare dei commen­ti.

   Ad esempio, se la figlia si dispone al fianco di un uomo giovane, tutti affermeranno che ella lo corteggia. Cosi' pure se si tratta di un uomo maturo che perς abbia un figlio da ammogliare.

- Non bisogna neppure andare dalla "parte" di una famiglia con cui ci sono state delle dispute.

- La ragazza danza generalmente nella "parte di cerchio" dove si trova suo padre o un parente vicino. Se questo accade troppo spesso, rischia di essere interpretato come un attaccamento eccessivo alla sua famiglia.

- D'altro canto la figlia deve trovare marito, il migliore possibile. Cosi', il posto che essa andra' ad occupare, costituisce un gesto allo stesso tempo abbastanza velato e percetti­bile dalle altre donne che sanno leggere correttamente i messaggi impliciti. Ad esem­pio, abbiamo visto che il cerchio, che per un osservatore esterno e' una catena continua, rappresenta per un abitante del villaggio una successione di gruppi indipendenti, di "parti di cerchio". Cosi', la danzatrice che occupa il posto alla sinistra di un danzatore non e' la sua dama, ma si sa che lo diverra' dopo un giro completo. Se ogni danzatore ha piu' di una danzatrice nella sua "parte di cerchio", la madre dovra' fare un calcolo mol­to elaborato per trovare il posto iniziale anonimo a partire dal quale la figlia si trovera' ben presto vicina al candidato scelto.

7) E' necessario anche rispettare lo stato sociale. Una figlia primogenita dovra' sposare un figlio primogenito, altrimenti la differenza sarebbe eccessiva, e preferibilmente il figlio primogenito di una famiglia tanto importante quanto la sua. D'altronde, per la figlia ca­detta di un contadino e' preferibile sposare un giovane proveniente da una famiglia di pa­stori (i contadini hanno sempre bisogno dei pastori, i loro prodotti sono complementari). Per finire e' ancora la parola, la parola cantata. Per mostrare ancora una volta i legami insuperabili tra parola e movimento. Se non si rispettano le regole del sistema della danza, il sistema sociale interverra'. Il primo danzatore del cerchio, e talvolta anche un altro danzatore, esprimera' subitamente in versi la propria reazione.

   La parola cantata sfugge ai vincoli della parola ordinaria. Ecco la strofa che e' stata recitata da una giova­ne figlia cadetta che si e' sentita respinta da una primogenita:

"Vieni a danzare, cosμ che gli altri ti possano valutare, e lascia da parte la tua ricchezza in cam­pi di grano".

                                                                             Alkis Raftis

Traduzione dal francese di Mariella Salμs

L'autore prega chiunque sia stato nelle isole dei Dodecanneso prima del 1942 di scrivergli. Qualunque informazione concernente la vita quotidiana degli abitanti in quest'epoca rive­ste interesse per le sue ricerche. Recapito: presso "Sardegna Mediterranea".

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